Art’è … Ponte? (ovvero quali sarebbero gli effetti sull’Ambiente e sulla Natura a seguito della costruzione del Ponte sullo Stretto?)

Nella quinta puntata di “Art’è … Cinema”, trasmessa in diretta streaming da Messina il 20 maggio scorso, si è dibattuto di natura, di ambiente e dei possibili effetti negativi che potrebbero derivare dalla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Ne abbiamo parlato, senza riferimenti ideologici, con Alessandro Milardi, naturalista, e con la geologa Serena Palermiti. La diretta è stata condotta dalla giovane presentatrice Noemi David (nella foto a destra), collegata da Roma, con la partecipazione di Francesco Coglitore.

Noemi David ha chiesto agli ospiti di presentarsi, quindi Serena Palermiti (nella foto sotto a sinistra) ha dichiarato di essere un’amante della Natura, del nostro Stretto, della Terra e del Mare in generale, di considerarsi una «voce che interpreta la Natura» ed ha aggiunto di non essere favorevole al Ponte, in quanto ritiene che i “contro” sono eccessivi, rispetto ai “pro” che obiettivamente non vede!

E’ stata quindi la volta del naturalista Alessandro Milardi (nella foto sotto a destra) il quale ha dichiarato di occuparsi di sensibilizzazione verso l’Ambiente e la Natura nella sua duplice veste di docente di scienze alla scuola secondaria di secondo grado, nonché di Guida Ufficiale del Parco d’Aspromonte, in Calabria.

Dopo la breve presentazione degli ospiti, si è passati alla visione del documentario intitolato “Il Mito distrutto”, diretto da Francesco Coglitore, con l’attrice Giada Vadalà (nella foto sotto a sinistra) e la partecipazione straordinaria della compianta poetessa Maria Costa (nella foto sotto a destra), la quale, per l’occasione, aveva scritto, e poi recitato nel film, la poesia inedita “U sfrattu”.

Dopo la visione del documentario, si è aperto il dibattito, al quale hanno contribuito, con commenti nella chat, anche i numerosi spettatori che hanno assistito alla diretta. Ad una specifica domanda di Noemi David in merito alla possibilità, o meno, di costruire il Ponte, Serena Palermiti ha risposto che si augura che non si farà, ma di temere fortemente l’inizio dei lavori, con l’apertura di cantieri su entrambe le sponde dello Stretto, del possibile disastro ambientale, nonché dell’avvio delle espropriazioni e dell’apertura delle cave.

Si è quindi affrontato uno dei motivi che indurrebbero a favorire la costruzione del Ponte, ossia favorire il turismo. Alessandro Milardi, a questo proposito, sostiene che il Ponte non serve ad attrarre i turisti, in quanto la stessa natura dell’area dello Stretto esercita questo fascino: si pensi alle Isole Eolie, al vulcano Etna, ai panorami mozzafiato che tutta l’area riserva ai visitatori. E’ un’area geologica molto bella ma, allo stesso tempo, molto fragile, che vive su equilibri molto sottili.

Il dibattito si è quindi spostato sull’aspetto geologico del territorio, unico argomento non trattato nel documentario che ha introdotto la puntata. Nello Stretto, ha spiegato Serena Palermiti, ci sono due opposti che si confrontano costantemente: la potenza e, al tempo stesso, la fragilità di questo Territorio. Lo Stretto, infatti, è attraversato da una faglia profondissima che ha generato il terremoto del 1908 (sotto alcune immagini di Messina dopo il terremoto).

Ci sono due coste che si allontanano, che si sollevano, l’una rispetto all’altra, in maniera differente; due placche che si scontrano e generano il vulcanesimo delle Isole Eolie, il sollevamento dell’Aspromonte e dei Monti Peloritani. Inoltre, dal punto di vista geologico, ha aggiunto Serena Palermiti, il problema non è solo la sismicità del territorio, bensì il fatto che in entrambe le coste dello Stretto si verificano ripetutamente delle frane sottomarine; una di queste, probabilmente, ha determinato il maremoto del 1908. Un contesto, insomma, tra i più vivaci e più potenti di tutto il mondo, tanto che recentemente anche l’Aspromonte è rientrato nella rete dei geoparchi UNESCO. A tal riguardo Serena Palermiti ha lanciato la proposta di informare l’UNESCO che proprio in questo territorio, facente parte di tale rete, si è ripresentata l’idea della realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Sarebbe auspicabile riproporre il tema del riconoscimento dell’area dello Stretto di Messina come patrimonio dell’UNESCO, procedura che la precedente amministrazione comunale a guida Accorinti aveva avviato, ma che ha subìto un fermo a causa di vari problemi burocratici. La procedura, ha spiegato Serena Palermiti, è molto complessa e necessita della produzione di documenti che, prima di tutto, attestino l’unicità del territorio, caratteristica ben nota e facilmente documentabile, oltre ad altri aspetti culturali e naturalistici, anch’essi di semplice prova. Tutto sta, ovviamente, nella volontà di attivare e concludere definitivamente tale iter.

A quel punto, ha concluso Serena Palermiti, una volta che lo Stretto di Messina avrà ottenuto il riconoscimento da parte dell’UNESCO, la protezione e la conservazione del sito stesso sarebbe blindata, con la conseguenza che nessuno potrebbe alterarlo, pena l’intervento sanzionatorio dell’ istituzione intergovernativa (nella foto sotto un momento della diretta).

Altro importante argomento di discussione è stato il costo del pedaggio per l’attraversamento del ponte, delle strade, viadotti e rampe da percorrere per raggiungere il ponte stesso. Si dice, addirittura, che dalla Calabria bisognerebbe immettersi da Gioia Tauro … Forse qualcuno immagina che questa struttura possa essere calata ed appoggiata sul territorio da una semplice gru, come una costruzione in Lego? Non è così, ovviamente! Ed ancora, la costruzione del ponte, a differenza di quello che si vede nei fotomontaggi, impedirà di godere della bellezza dello Stretto, infatti il ponte e gli enormi tiranti faranno da muro impedendo di vedere, da nord a sud e viceversa, cosa c’è al di là dello Stretto.

Nell’ultima relazione tecnica del gruppo di lavoro, incaricato dall’ex Presedente del Consiglio, Giuseppe Conte, riguardo alla costruzione del ponte, sono riportate tutte le opzioni indicate nelle precedenti relazioni, ossia ponte a campata unica, a tre campate e tunnel sottomarino, con la precisa raccomandazione che sarebbe necessario un nuovo studio di fattibilità. Insomma si ricomincia da zero, con l’aggiunta che le recenti norme in materia di costruzioni antisismiche sono molto stringenti, tanto da limitare anche i più semplici manufatti: figuriamoci quali controlli e verifiche tecniche (geologiche ed ingegneristiche) dovrebbe superare il progetto per la costruzione del ponte!

Area metropolitana dello Stretto

Tutto ciò comporterà, qualora dovessero avviarsi nuovamente gli studi di fattibilità, un’ulteriore spesa di denaro pubblico che si aggiunge, come sostenuto da Alessandro Milardi, a quella per la Stretto di Messina s.p.a., alla quale lo Stato eroga da tanti anni contributi per studi, ricerche ed altre attività collegate al Ponte sullo Stretto.

Bellissimo ed efficace il commento scritto da Fabio Pilato, che riportiamo testualmente: «tranquilli che io sarò là con il mio flex a tagliare ogni pezzo che loro montano».

Nel corso della trasmissione sono stati affrontati ed approfonditi altri argomenti, sempre collegati alla costruzione del ponte, ma non vogliamo togliervi il piacere di ascoltarli, per chi non lo avesse già fatto, direttamente dalla voce dei nostri ospiti.

Quindi per chi volesse visionare l’intera puntata, compresa la visione del documentario “Il Mito distrutto”, potrà collegarsi alla pagina Facebook del Fotogramma d’Oro Short Film Festival.